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L’ipermedia, la letteratura, le arti: per un’antropologia del discorso
culturale. (Federico Pellizzi)
- Federico Pellizzi
- pellizzi@alma.unibo.it
- Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM
- Milan
- Italy
- University of Bologna
- Bologna
- Italy
L’articolo riguarderà il rapporto nuovo che la testualità digitale
introduce tra il corpo della letteratura e le altre arti. L’approccio
sarà di tipo comparatistico, e mirerà sia ad analizzare alcune
trasformazioni in atto nel modo di funzionare dell’immaginario, indotte
da nuovi modelli testuali e discorsivi, sia a mettere a punto alcuni
strumenti teorici in grado di comprendere le reti tematiche assai
complesse che ne derivano.
Avvalendomi di una ricerca portata avanti negli ultimi anni sui caratteri
fondamentali del testo digitale come processo, e facendo riferimento a
un progetto ipermediale al quale partecipo (HyperPicture), riguardante
alcuni autori (scrittori, pittori, musicisti) e i rapporti reciproci,
reali e virtuali, che essi intrattengono tra loro nel rappresentare lo
spazio e il tempo, cercherò di mostrare come il testo ipermediale
divenga essenziale non solo per individuare nuove possibilità di
indagine nel campo dei rapporti intermediali, ma anche per creare nuovi
cronotopi e nuovi patrimoni di memoria dinamica.
Tutto ciò ha a che fare inevitabilmente con le tradizioni culturali che
un meta-medium come la testualità digitale tende ad riprendere,
interpretare, accostare e ibridare. Che tipo di "strategie discorsive"
sono favorite dalla testualità digitale? Qual è, per dirla con Foucault,
l’ordine del discorso di un ipermedia? Che rapporto c’è tra scrittura
digitale e memoria? Che tipo di connessioni si istituiscono tra memoria
individuale e memoria collettiva? Quali modelli di identità vengono
proposti o decostruiti? In che modo un archivio può influenzare i
rapporti tra lingue e culture? Quali possibilità ci sono di preservare i
contesti nel momento stesso in cui essi vengono de-contestualizzati o
immessi nella rete?
Con un approccio dialogico, cercherò di rispondere ad alcuni di questi
quesiti, usando dei quadri di riferimento che necessariamente
travalicano l’ambito tradizionale della teoria letteraria ma anche della
critica delle arti. Il dialogo tra letteratura, cinema, arti figurative,
plastiche, cinetiche, ecc. sul terreno del digitale impone non solo una
ridefinizione del concetto stesso di testualità, ma anche forse del
rapporto delle arti con l’insieme della cultura umana, per il continuum
che a diversi livelli si viene a istituire tra privato e pubblico,
locale e globale, consumo e ricerca, testo e paratesto, fiction e non
fiction. Il campo è vastissimo, e richiede che non si dimentichi la sua
vastità ma che al tempo stesso si individuino con chiarezza criteri e
confini. In particolare i due limiti entro i quali l’articolo si
svilupperà sono da una parte una teoria del discorso, dall’altra una
teoria delle interazioni socio-tecniche (pragmasfera). Entro questo
territorio, mettendo a frutto spunti di Bachtin, Ricoeur, Deleuze,
Latour, Flichy e molti altri, cercherò di individuare alcuni caratteri
specifici della testualità multimodale, mettendone in luce la valenza
antropologica. Manterrò quindi uniti, tenendo fede a una precisa
impostazione metodologica già collaudata, l’attenzione agli strumenti
concreti e la loro potenzialità culturale, il loro funzionamento
morfologico-funzionale, e alcune catene metaforiche e tematiche che
conducono al nostro immaginario e alla nostra memoria, con tutte le
ambiguità che l’aggettivo possessivo implica.
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