CLiP 2006
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La TEI Internationalization Proposal è un’iniziativa multilinguistica e multiculturale intrapresa dal TEI Consortium. Il suo obiettivo rappresenta una “sfida culturale”: creare un’infrastruttura attraverso la quale sia possibile tradurre le TEI Guidelines dall’inglese verso altre lingue, ed archiviare insieme tutte le traduzioni.
La Text Encoding Initiative è una pietra miliare nel campo dell’Humanities Computing. Si tratta della più importante iniziativa mondiale volta alla diffusione di strutture standard per la codifica testuale in XML. I codificatori non inglesi sono svantaggiati nella comprensione del testo delle Guidelines.
Esistono già alcune traduzioni della documentazione TEI Lite (in italiano, francese, spagnolo, coreano, giappponese, cinese e russo). Sebbene si tratti di documentazioni molto utili, bisogna ricordare che la TEI Lite è solo un breve surrogato delle Guidelines. Tali versioni non sono ancora sincronizzate, ed alcune (quella coreana, cinese, giapponese e russa) hanno mantenuto gli esempi originali inglesi.
Le TEI Guidelines sono costruite seguendo una struttura modulare: ogni capitolo argomenta un tema principale. Ciascun paragrafo contiene prosa descrittiva ed esempi. Bisogna distinguere tra “esempi teorici” (mostranti solo la sintassi dei tag) ed “esempi applicativi” (i tag marcano testi reali).
Tale analisi focalizza il problema di tradurre questi “esempi applicativi” in italiano.
Sebbene sia “relativamente” semplice tradurre la prosa delle Guidelines, i nomi degli elementi e degli attributi, nonché la scheda di descrizione tecnica dei tag, il testo degli esempi presenta più questioni. Abbiamo tre opzioni: mantenere l’originale, tradurlo, oppure cercare un corrispondente italiano. Esporremo i maggiori problemi ed i principali metodi impiegati nell’intraprendere l’ultima possibilità.
Lo scopo finale dell’adattamento culturale sarà scegliere un testo italiano che preservi il maggior numero possibile di informazioni rispetto all’originale inglese. Per ottenere tale obiettivo bisogna tener conto di alcuni criteri analitici e selettivi: tag usati, struttura, genere, contenuto e lunghezza del testo e, per quanto possibile, datazione dello stesso.
Per esporre questi problemi, analizzeremo quattro esempi in particolare (tre tratti dal settimo capitolo ed uno dal sesto), indicando come in ognuno di essi risulti vitale un criterio diverso; talvolta i principi si sovrappongono. Vogliamo dimostrare come sia impossibile stabilire una gerarchia d’importanza valida una volta per tutte, in quanto la varietà dei testi ci obbliga a privilegiare ora l’uno ora l’altro criterio.
Il primo testo [pdf] (cap. 7.1.3.) che analizzeremo mostra alcuni passaggi di un romanzo inglese volto ad esemplificare i tag specifici per le divisioni testuali numerate (<div0>, <div1>, ecc.) e gli attributi correlati (n, id, type) ad essi. Quindi il nostro esempio italiano dovrebbe essere tratto da un romanzo (genere) composto di due libri, contenenti capitoli e paragrafi (struttura). La priorità data alla scelta dei tag si interseca con il discorso sul genere e sulla struttura testuale. In questo caso il contenuto non è così importante poiché è irrilevante per l’argomento presentato nelle Guidelines.
Talvolta c’è una complicazione dovuta alla presenza dei “tag addizionali”, cioè estranei allo scopo dell’esempio. Qui troviamo il tag <trailer> a marcare la parte finale del primo libro; non è indispensabile riproporlo. È necessario preservare i varii <p> ed <head>, in quanto la prosa descrittiva contiene link che rimandano ai paragrafi dove si argomenta l’uso di tali marcatori. Si tratta di elementi base che saranno presenti nella maggior parte degli esempi.
Il nostro secondo esempio [pdf] (cap. 7.1.4.) è un testo tratto da un quotidiano. La sua caratteristica principale è l’attributo org=“composite”. È molto semplice trovare corrispondenti italiani che permettano di usare gli stessi tag e gli stessi attributi. Il contenuto non è importante, nemmeno la datazione. Ma come trattare il <soCalled> tag? In questo caso adattamento è sinonimo di rinuncia. L’esempio che mostra l’uso di questo elemento è presente nella sezione Quotation. Se nella didascalia introduttiva ci fosse stato un riferimento in merito, con il relativo link, avremmo dovuto ripresentarlo. Diversamente, saremmo costretti a modificare la stessa prosa descrittiva con tutte le complicazioni del caso.
Il nostro terzo esempio [pdf] (cap. 6.3.3.) analizza il <soCalled> tag. Ci imbattiamo in quattro diversi usi di tale elemento. Si tratta di tre frasi (che potremmo re-inventare e/o tradurre) e di un passo tratto da un saggio. Qui i diversi usi corrispondono ai diversi scopi comunicativi del testo. In questo caso il criterio discriminante non è rappresentato dalla struttura ma dal contenuto, cioè dal contesto linguistico della frase.
Cercando di trarre conclusioni generali, si potrebbe asserire che ogni qual volta ci si imbatte in marcatori specifici di questo tipo, bisogna privilegiare il contenuto. La lunghezza del testo è importante nella misura in cui esso presenti varie istanze dello stesso elemento.
Il quarto caso [pdf] (cap. 7.2.1.) è un esempio per il quale potrebbero essere significativi i criteri di datazione. Il tag usato è il <trailer> di una biografia ecclesiastica del vescovo di Tours. Il testo è molto antico, come possiamo vedere dal tema, dal linguaggio retorico e dalla lunghezza degli headings. Il criterio dell’estensione testuale si intreccia con la necessità di risalire ad un testo altrettanto datato, nel quale è maggiormente probabile trovare titolazioni e trailers della stessa lunghezza.
La presente ricerca mira a chiarificare i criteri che ci guidano nella traduzione degli esempi. La localizzazione culturale degli esempi non puo’ essere intrapresa da un semplice traduttore. È necessario possedere esperienza nel campo della codifica testuale ed un buon background letterario per capire ed applicare criteri differenti dove necessario. Conseguentemente, la collaborazione interdisciplinare ed interculturale risulta indispensabile ai fini del successo del progetto.