CLiP 2006
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L’articolo riguarderà il rapporto nuovo che la testualità digitale introduce tra il corpo della letteratura e le altre arti. L’approccio sarà di tipo comparatistico, e mirerà sia ad analizzare alcune trasformazioni in atto nel modo di funzionare dell’immaginario, indotte da nuovi modelli testuali e discorsivi, sia a mettere a punto alcuni strumenti teorici in grado di comprendere le reti tematiche assai complesse che ne derivano.
Avvalendomi di una ricerca portata avanti negli ultimi anni sui caratteri fondamentali del testo digitale come processo, e facendo riferimento a un progetto ipermediale al quale partecipo (HyperPicture), riguardante alcuni autori (scrittori, pittori, musicisti) e i rapporti reciproci, reali e virtuali, che essi intrattengono tra loro nel rappresentare lo spazio e il tempo, cercherò di mostrare come il testo ipermediale divenga essenziale non solo per individuare nuove possibilità di indagine nel campo dei rapporti intermediali, ma anche per creare nuovi cronotopi e nuovi patrimoni di memoria dinamica.
Tutto ciò ha a che fare inevitabilmente con le tradizioni culturali che un meta-medium come la testualità digitale tende ad riprendere, interpretare, accostare e ibridare. Che tipo di "strategie discorsive" sono favorite dalla testualità digitale? Qual è, per dirla con Foucault, l’ordine del discorso di un ipermedia? Che rapporto c’è tra scrittura digitale e memoria? Che tipo di connessioni si istituiscono tra memoria individuale e memoria collettiva? Quali modelli di identità vengono proposti o decostruiti? In che modo un archivio può influenzare i rapporti tra lingue e culture? Quali possibilità ci sono di preservare i contesti nel momento stesso in cui essi vengono de-contestualizzati o immessi nella rete?
Con un approccio dialogico, cercherò di rispondere ad alcuni di questi quesiti, usando dei quadri di riferimento che necessariamente travalicano l’ambito tradizionale della teoria letteraria ma anche della critica delle arti. Il dialogo tra letteratura, cinema, arti figurative, plastiche, cinetiche, ecc. sul terreno del digitale impone non solo una ridefinizione del concetto stesso di testualità, ma anche forse del rapporto delle arti con l’insieme della cultura umana, per il continuum che a diversi livelli si viene a istituire tra privato e pubblico, locale e globale, consumo e ricerca, testo e paratesto, fiction e non fiction. Il campo è vastissimo, e richiede che non si dimentichi la sua vastità ma che al tempo stesso si individuino con chiarezza criteri e confini. In particolare i due limiti entro i quali l’articolo si svilupperà sono da una parte una teoria del discorso, dall’altra una teoria delle interazioni socio-tecniche (pragmasfera). Entro questo territorio, mettendo a frutto spunti di Bachtin, Ricoeur, Deleuze, Latour, Flichy e molti altri, cercherò di individuare alcuni caratteri specifici della testualità multimodale, mettendone in luce la valenza antropologica. Manterrò quindi uniti, tenendo fede a una precisa impostazione metodologica già collaudata, l’attenzione agli strumenti concreti e la loro potenzialità culturale, il loro funzionamento morfologico-funzionale, e alcune catene metaforiche e tematiche che conducono al nostro immaginario e alla nostra memoria, con tutte le ambiguità che l’aggettivo possessivo implica.